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BOSWELLIA SERRATA

BOSWELLIA: descrizione botanica, storia, curiosità, usi, benefici in fitoterapia

boswellia_serrataLa boswellia serrata è una pianta che appartiene alla famiglia delle Burseraceae, è anche conosciuta con il nome di: incenso indiano, ed è in gran parte coltivata sulle colline dell’ India centrale e occidentale.

Il nome boswellia è una denominazione attribuita dal botanico inglese William Roxburgh (1751-1815), medico e botanico, autore della prima Flora Indica, ad un genere di piante che annovera numerose specie, alcune molto rinomate fin dall’antichità, poiché forniscono le resine aromatiche note col nome appunto, di incenso. 

La boswellia sacra è utilizzata miscelata ad altre piante, per produrre l’incenso che si utilizza nelle varie funzioni religiose della chiesa cattolica.

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La boswellia serrata è una pianta arbustiva che può anche arrivare a sei metri di altezza con un tronco molto ramificato. Ha una corteccia di colore cenere, che si sfoglia facilmente. I suoi fiori sono portati da peduncoli singoli lungo l’asse centrale, e sono di un colore bianco giallastro. Il frutto che produce è una drupa di forma cuoriforme contenente tre semi. La resina che si ottiene dalla corteccia della boswellia contiene triterpeni noti come acidi boswellici. Gli scienziati credono che siano la chiave degli effetti anti-infiammatori della pianta. La resina di boswellia contiene anche oli essenziali che sono ricchi di alpha-thujene  (un monoterpene)  e p-cymene, un composto aromatico che si trova anche in erbe benefiche come il timo.

La boswellia serrata è stata apprezzata nella medicina ayurvedica per migliaia di anni, come ottimo rimedio per i disturbi digestivi, problemi respiratori e malattie infiammatorie.

In fitoterapia è una delle piante più interessanti  per via delle azioni benefiche che riesce a svolgere. Una delle più importanti è, senza alcun dubbio, quella anti-infiammatoria.

Negli ultimi decenni, i benefici di questa pianta sono state riconosciute dalle istituzioni e dalle autorità mediche convenzionali.

Tra le altre proprietà benefiche e terapeutiche della boswellia troviamo anche quella di contrastare le elastasi, ovvero degli enzimi che risultano molto feroci e che aggrediscono, portando alla distruzione delle proteine, ma sono anche in grado di apportare pericoli ai quei tessuti infiammati. Queste due azioni, permettono di considerare la boswellia non soltanto come un antidolorifico, ma un componente che è in grado anche di contrastare una delle principali cause dell’artrosi, ovvero proprio quel meccanismo che viene fatto funzionare dalle elastasi.

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Nel corso del tempo, sono stati effettuati diversi studi clinici che hanno evidenziato l‘importanza delle azioni terapeutiche di questa pianta riguardo l’apparato intestinale. Uno in modo particolare, è stato posto su dei pazienti che presentavano una forma di rettocolite ulcerosa, con una gravità media: la somministrazione di boswellia avveniva per via orale, sfruttando l’estratto secco per un periodo minimo di almeno sei settimane.

Gli estratti di boswellia, dopo diversi test scientifici, sono risultati estremamente efficaci anche per quanto riguarda una patologia che colpisce molta gente, l’artrite reumatoide.

Secondo i medici che hanno provveduto ad effettuare tali test, i trattamenti a base di estratti di boswellia sono risultati tollerati anche all’interno di terapie a lungo termine e molto sicuri.

Studi di farmacocinetica e clinici hanno dimostrato una buona tollerabilità dell’estratto di resina di boswellia. Per quanto riguarda l’uso della pianta nelle patologie intestinali, sono stati pubblicati attualmente tre studi clinici.

Il primo, uno studio aperto di Gupta et al. del 1997, confrontava gli effetti della boswellia con Sulfasalazina nel trattamento della rettocolite ulcerosa di grado II e III su 40 soggetti, peraltro suddivisi in gruppi non omogenei (34 boswellia-8 sulfasalazina). Lo studio dimostra una remissione della malattia, dimostrata dagli esami delle feci, retto-sigmoidoscopia, esame bioptico al microscopio elettronico, in percentuali analoghe nei due gruppi (82% boswellia-75% sulfasalazina).

Nel secondo studio di Gupta et al. del 2000, si comparava l’estratto di boswellia con la Sulfasalazina in 30 pazienti affetti da colite cronica (20 boswellia-10 sulfasalazina). I parametri considerati sono stati: sintomi riportati, caratteristica delle feci, esame istopatologico, microscopia elettronica delle biopsie rettali, es. ematochimici). I risultati dimostrarono una remissione dopo 6 settimane di trattamento di 14 su 20 pazienti che avevano assunto Boswellia e 4 su 10 del gruppo di controllo. Non sono stati, inoltre, riportati effetti collaterali importanti.

detosnel_bn1Nel terzo studio di Gerhardt e al. del 2001 si metteva a confronto l’estratto di Boswellia con mesalazina nel trattamento del Morbo di Crohn. Si tratta di uno studio in doppio cieco randomizzato e controllato in cui venivano coinvolti 102 pazienti. Come outcome per la misura del cambiamento si è considerato il Crohn Disease Activity Index (CDAI). Il lavoro conferma che la boswellia, pur non essendo più efficace, si dimostra almeno statisticamente non inferiore alla mesalazina. Inoltre, considerando la sua efficacia e sicurezza appariva superiore in termini di rapporto rischio-beneficio.

Tra i più importanti effetti che può vantare tale pianta troviamo l’abilità e l’attitudine a cambiare l’andamento clinico della malattia, oltre al fatto di poter essere utilizzato spesso in associazione anche con diversi farmaci, senza dimenticare come permetta di diminuire notevolmente il dolore e il gonfiore a livello delle articolazioni.

Particolare importanza hanno rivestito certi acidi boswellici, a cui sono stati riconosciuti anche diverse attività antitumorali, nonostante per il momento tali effetti si riferiscano solamente in vitro alle cellule leucemiche, ma non hanno ancora trovato corrispondenza sull’uomo.

Gli estratti di boswellia possono essere utilmente sfruttati anche nelle terapie che riguardano un buon numero di patologie che fanno riferimento soprattutto all’apparato osteoarticolare, ma, il suo utilizzo è indicato anche per il morbo di Crohn.

In alcune situazioni, inoltre, si ha anche la possibilità di arrivare ad una notevole diminuzione nell’uso di farmaci che vanno a curare le infiammazioni, ma che hanno il difetto di contenere cortisone.

BOSWELLIA: dosi consigliate e controindicazioni

Uno dei più importanti ed apprezzati estratti di boswellia è quello che presenta al suo interno il 65% degli acidi boswellici: la dose giornaliera di assunzione corrisponde, pressoché, ad una quantità compresa tra 7 e 11 mg per ogni chilo di peso corporeo, da assumere  lontano dai pasti.

Un gran numero di ricerche hanno dimostrato come gli estratti di boswellia non danno luogo ad alcun tipo di tossicità sia a breve termine che a lungo termine: in parole povere, fino ad oggi, non si sono verificati degli effetti collaterali particolari, ma, occasionalmente, nausea, diarrea, eruzioni cutanee possono sopraggiungere. 

E’ sempre buono tenere in grande considerazione tutta una serie di regole per una corretta assunzione di prodotti a base di boswellia.

Come prima cosa, è importante comprendere che gli integratori non devono sostituire gli ingredienti di una dieta che varia, ma al massimo, vanno associati.

E’ fondamentale rispettare le dosi raccomandate e non andare oltre le dosi giornaliere che sono abitualmente riportate sopra i foglietti informativi relativi ai diversi prodotti a base di boswellia.

La  boswellia è disponibile in compresse, capsule o in forma liquida di un estratto della resina-gomma. La forma liquida può essere trasformata in una pomata da applicare localmente. Il dosaggio raccomandato di acido effettivo boswellico è di 150 mg tre volte al giorno.  Dal momento che molti rimedi a base di erbe sono standardizzati per diverse percentuali di ingredienti attivi (in particolare acido boswellico), è importante seguire le raccomandazioni del fabbricante. L’applicazione topica può essere utilizzata per ridurre il dolore e l’infiammazione delle articolazioni, ma non devono superare le 5 applicazioni in un periodo di 24 ore.

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