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PADRE TADDEO DI WIESENT

PADRE TADDEO DI WIESENT

padre_taddeo_ve_wiesentPrima di divenire Padre Taddeo di Wiesent, la persona in questione si chiamava Joan Baur, medico tedesco di nobili origini (1858-1926).

Era di costituzione debole e fu affetto da gravi problemi di salute, quali la tisi e l’artrite reumatoide.

Si affidò dunque all’abate Kneipp del quale divenne allievo di prim’ordine. L’abate Kneipp lo sottopose ad una cura consistente nello stare a contatto con aria pura, camminare scalzo, dieta frugale e getti di acqua fredda sul corpo che anziché peggiorargli lo stato di salute lo guarirono completamente  dalla tisi.

Non fu così in prima battuta per l’artrite reumatoide che di tanto in tanto si faceva viva con delle riacutizzazioni. Da medico quale era fece una promessa a se stesso, ovvero che se fosse guarito non avrebbe preso più in vita sua alcun farmaco e tanto meno avrebbe più consultato un medico, promessa che poi riuscì a mantenere. Da ex medico ammalato, divenne un grandissimo naturopata ed a lui dobbiamo dare atto di aver guarito il suo discepolo Manuel Lezaeta Acharan. Divenuto poi cappuccino, come missionario, importò la naturopatia e l’igienismo in America Latina, scrivendo anche un libro: La medicina naturale di padre Taddeo.

E’ molto famoso proprio per aver guarito Manuel Lezaeta Acharan, allora un giovane studente di medicina disperato e diretto alla morte quale malato di piaghe e di sifilide.

Mentre era in cura da Padre Taddeo, Manuel Lezaeta Acharan  si ritrovò un mattino con il viso gonfio e tumefatto. Stupefatto e sconvolto di quanto accaduto, Manuel Lezaeta Acharan corse da Padre Taddeo, che guardandolo gli sorrise e gli disse di stare tranquillo. Stappò dunque una bottiglietta di champagne, sorbendo solo mezzo bicchiere e gli annunciò che era ufficialmente guarito. In tal momento infatti secondo Padre Taddeo, il sistema immunitario di Manuel Lezaeta Acharan si era attivato ed era riuscito finalmente ad espellere le tossine che da tempo stavano depositate nel suo organismo. Gli consigliò dunque di continuare a bere acqua ed a riposare.

Della coda cavallina scrive: Purifica il sangue, pulisce lo stomaco, il fegato e i reni; arresta le emorragie, cura le ferite recenti e antiche, le ulcere maligne. Ai tubercolotici e agli anemici si somministrano il succo e la polpa fresca due/tre volte al giorno per aumentare il numero dei globuli rossi. Diamo il primo posto a questa pianta perché, senza dubbio alcuno, è tra le più efficaci e di grande valore. Se con il decotto di coda cavallina si lava e si cura una ferita, per quanto antica essa sia, si rimane sbalorditi nel vedere con quale meravigliosa facilità cicatrizza, al contrario di ciò che avviene con i “disinfettanti” che per ammazzare i microbi distruggono pure le deboli cellule dei tessuti in formazione, prolungandone pertanto il processo curativo. Infine per le infermità dei reni, del fegato, della milza, della vescica, per le ostruzioni delle vie urinarie, dei calcoli, arenella, emorroidi, ristagni di sangue, alitosi, purificazione dello stomaco si ottengono effetti più che sicuri, con l’acqua , il vapore e le compresse di coda cavallina. La coda cavallina si prepara in decotto, con un tempo di ebollizione che va dai cinque ai quindici minuti (trenta grammi in un litro d’acqua). Per uso lavanda e lavaggio si impiegano cento grammi di pianta fresca per litro d’acqua. La stessa erba maciullata in un mortaio serve per i cataplasmi. Sull’ortica invece: Le punture dell’ortica producono sulla pelle un’irritazione che sostituisce tutti i vescicatori e senapismi. La sua azione revulsiva la rende efficace per combattere le congestioni interne e i dolori reumatici. Come dice padre Taddeo di Wisent, tutti conoscono questa umile erba, che cresce abbondantemente in tutte le parti, però non tutti sanno fino a dove arriva la sua virtù curativa, soprattutto nei casi di reumatismo. Il caratteristico pizzicore che produce questa pianta, se posta a contatto con la pelle, è causato dal succo caustico che si trova nei peli delle sue foglie. Orticare la pelle prima di ogni frizione, o fregagione, è il mezzo più sicuro per ottenere una buona reazione. Si raccomanda alle persone dalla pelle anemica come gli anziani, i tisici, gli asmatici (padre Taddeo di Wisent). Ottimo il succo per frizionare il cuoio capelluto, non ha controindicazioni. In primavera, per purificare il sangue, può essere consumata fresca, come succo, o come ortaggio bollito. L’infusione delle foglie secche è ottima per dissolvere le mucosità del petto (bronchi e polmoni) e per pulire lo stomaco dalle sostanze in esso ritenute. “Cotta fa bene allo stomaco e al ventre” secondo il grande Maurice Messegue.

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