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EQUISETO (CODA CAVALLINA)

EQUISETO ARVENSE: descrizione botanica, storia, curiosità , usi, benefici in fitoterapia

equiseto_coda_cavallina_equisetum_arvenseL’equiseto arvense (chiamata anche coda cavallina) è una pianta erbacea perenne primitiva, priva di organi sessuali, appartenente alla famiglia delle Equisetaceae. Predilige terreni umidi, difatti è diffusa lungo i torrenti, anche in altitudine. Risulta essere una pianta molto elegante e la si trova principalmente nei luoghi umidi dell’Europa, dell’Asia ed Italia. Non produce fiori e la sua riproduzione avviene per mezzo delle spore. Presenta dei fusti esili, eretti e cilindrici, di colore verde scuro, alti fino ad un metro, sui quali crescono delle infiorescenze che liberano le spore, dando vita ad altre piante. La parte che si utilizza maggiormente sono i fusti sterili che vengono raccolti tra Maggio e Luglio. Queste parti contengono principi attivi, quali: acido silicico, manganese, potassio, selenio, flavonoidi, steroli, fitosteroli, saponosidi (saponine), acidi organici, vitamina C e nicotina.

Il nome equisetum arvense proviene dal latino “equus” che vuol dire cavallo e da “saeta”, ovvero crine, prendendo come riferimento i rami molto esili della pianta che somigliano molto ai crini della coda del cavallo. Il nome della specie arvense invece, sembra che provenga da “arvensis”, zone campestri.

L’equiseto arvense è una pianta conosciuta fin dalla preistoria ed è considerata un fossile vegetale, una delle piante più antiche al mondo, insieme alle felci. Fin dall’antichità greca e romana, l’equiseto è conosciuta per le sue proprietà diuretiche, depurative e per la sua capacità di bloccare le emorragie, come ad esempio quella del naso o provocate da emorroidi. Dioscoride infatti, le attribuiva  delle virtù astringenti e consigliava di porre su delle ferite, le sue foglie, affinchè si cicatrizzassero. Mattioli, invece descrive l’utilizzo dei germogli di equiseto nel periodo di Quaresima; venivano cucinati e mangiati al posto del pesce e le donne li utilizzavano per lucidare i metalli e chi lavorava al tornio, li utilizzava per lustrare il legno. Nel ‘700 la polvere di equiseto veniva sciolta in acqua o in del vino e bevuta in caso di emorragie, mentre il succo della pianta veniva posto sulle ferite, affinchè il sangue si fermasse e la ferita si cicatrizzasse.

Nella fitoterapia moderna l’equiseto arvense è noto per le sue proprietà diuretiche, depurative, rimineralizzanti, cicatrizzanti, antinfiammatorie, antimicrobiche, antibatteriche e antiossidanti. Viene utilizzato per uso interno l’estratto secco standardizzato in silicio e viene definito un purificatore del sangue. Possiede la capacità di far aumentare l’elasticità della pelle, della cartilagine, giovando anche alla ricostruzione dello scheletro, alla guarigione di fratture alle ossa e viene assunto da chi soffre di osteoporosi, artrite reumatoide e arteriosclerosi. Lo si impiega anche nel trattamento delle anemie, della cistite e dell’incontinenza infantile. Per uso esterno, invece i decotti, bagni, o impacchi di equiseto, aiuteranno a risolvere problemi legati alla caduta dei capelli, problemi di pelle grassa, unghia che si spezzano, eczemi, piaghe, reumatismi, invecchiamento cutaneo e per la cellulite .

 

EQUISETUM ARVENSE: dosi consigliate e controindicazioni

In fitoterapia l’equiseto viene utilizzato sottoforma di estratti secchi titolati, polveri, infusi, estratto fluido e tintura madre. Le dosi di assunzione che vengono consigliate sono: di 2 grammi di polvere al giorno da assumere prima dei pasti principali, 2-5 grammi di estratto fluido, 30-50 gocce di tintura madre, sempre due/tre volte al giorno. La pianta non presenta delle controindicazioni particolari, sempre se non è riscontrata un’ipersensibilità verso qualche principio attivo presente.

EQUISETO ARVENSE: utilizzo in cucina

I fusti fertili dell’equiseto arvense vengono raccolti quando risultano più succosi; viene tolta la spiga terminale e vengono puliti accuratamente, mettendoli successivamente a bagno con acqua fredda e succo di limone per un paio d’ore. Vengono cotti come gli asparagi, anche se il loro sapore è ben diverso da essi.

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1 Comment on "EQUISETO (CODA CAVALLINA)"

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Aljna Tomasini
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