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ARTIGLIO DEL DIAVOLO (Harpagophytum procumbens)

ARTIGLIO DEL DIAVOLO: descrizione botanica, storia, curiosità, usi, benefici in fitoterapia

ARTIGLIO_DEL_DIAVOLO_Harpagophytum_procumbensL’artiglio del diavolo o Arpagofito è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Pedaliaceae, famiglia classificata come Dicotiledoni (Magnolipsida), classe a cui appartiene anche la magnolia, e ne è uno tra i principali generi.
La pianta è piuttosto invasiva e la si può riconoscere, oltre che per il suo noto artiglio, per il suo fiore violaceo internamente striato di bianco.
Cresce nell’Africa tropicale e del sud, diffusa in particolar modo nelle savane del Kalahari, nelle estensioni di sabbia rossa delle steppe di Namibia e nel Madagascar. Presenta una radice primaria, che riesce a raggiungere una profondità che può arrivare ad 1 metro, e radici secondarie, dotate di protuberanze, che sono veri e propri organi di deposito che possono raggiungere un diametro di 6-20 cm di lunghezza.
Il suo nome botanico, Harpagophytum, dal greco significa “pianta uncino”. Il particolare nome può indurvi in inganno, ma l’artiglio del diavolo non viene chiamato così per i suoi infernali poteri.
Viene raccontato che la pianta, affiorando in superficie, incontrata dagli animali che vi passano sopra non curandosene, iniziano a saltellare, agitandosi in modo furioso a causa del dolore, sembrando indiavolati.
Boscimani, Bantù e Ottentotti lo consideravano addirittura un aiuto prezioso per curare febbri e disturbi digestivi.
Arrivò in Europa, all’inizio del XX secolo, grazie a un colono tedesco, tale Menhered, e ben presto le indicazioni originarie vennero tralasciate a beneficio delle sue particolari attività antinfiammatorie e antidolorifiche.

Per secoli le popolazioni che vivono nel Kalahari usarono l’artiglio del diavolo per la cura di vari problemi come le malattie reumatiche, dolori articolari, febbre e fastidi del tratto digerente. Ciò che è stato riscontrato dalle popolazioni locali è stato poi confermato dagli studi del tedesco Schmidt che lo hanno condotto alla scoperta di tre glicosidi, ritenuti responsabili degli effetti analgesici e antipiretici dell’arpagofito.
Sebbene questa pianta sia stata descritta e catalogata dagli scienziati europei nel 1820, le sue proprietà curative furono scoperte in Namibia solo nel 1907 da G.H. Mehnert, un colono tedesco che le apprese direttamente dagli abitanti del luogo; successivamente grazie agli studi del professor Zorn effettuati nell’Università di Jena negli anni ’50, e concentrati sulla sua azione antiartritica, l’arpagofito cominciò con successo “ad affacciarsi” in Europa, attraverso la Germania, come rimedio fitoterapico.
Per riuscire a comprendere al meglio la validità terapeutica di questa pianta, cominciamo con il discorrere dei suoi costituenti principali.
La potenza curativa dell’artiglio del diavolo risiede nel suo contenuto di glucosidi iridoidi e nello specifico nell’arpagoside, procumbide ed arpagide, sostanze a riconosciuta attività analgesica ed antinfiammatoria, nonché di fitosteroli ed in particolare il beta-sitosterolo, acidi organici come il cinnamico il caffeico ed il clorogenico, triterpeni come l’acido oleanolico ed ursolico e diversi flavonoidi (come la luteolina ed il kaempferolo entrambi ad azione antiossidante ed antinfiammatoria).
L’artiglio del diavolo si è dimostrato particolarmente attivo soprattutto nelle situazioni che causano dolore ed infiammazione come tendiniti, osteoatrite, artrite reumatoide, mal di schiena e dolori cervicali. A questo vegetale vengono attribuite anche proprietà digestive, quando viene utilizzato come infuso, ipocolesterolemizzanti ed ipouricemizzanti. La spiegazione scientifica di questi effetti risiederebbe nei molti princìpi amari, capaci di stimolare la produzione dei succhi gastrici e della bile.
Le proprietà analgesiche ed antinfiammatorie che l’artiglio del diavolo vanta sono state confermate da numerosi studi condotti in vitro, su roditori e su esseri umani. Molti di questi hanno paragonato l’efficacia di comuni prodotti antinfiammatori a quella degli estratti naturali di arpagofito. In molti casi i risultati sono stati incoraggianti e, anche quando è stato messo a confronto con il placebo, l’artiglio del diavolo ha sempre confermato le proprie virtù terapeutiche.

ARTIGLIO DEL DIAVOLO: dosi consigliate e controindicazioni

I dosaggi clinicamente efficaci e che si consigliano sono di 0,5 -1,0 gr. di radice secca disciolta in acqua come stimolante dell’appetito e per i disturbi di stomaco, e di 2-9 gr. giornalieri di estratto acquoso di radice, per mal di schiena ed osteoartrite .
Le modalità di assunzione dell’artiglio del diavolo sono molteplici, in quanto è possibile trovarlo sia in forma di compresse e capsule che, grazie alla radice secca ed ai suoi estratti acquosi, in forma di decotti e/o tisane. Allo scopo di assumerne le dosi terapeuticamente efficaci, è fondamentale comunque utilizzare sempre prodotti dove gli estratti sono titolati e standardizzati.

Conosciuti i principali campi di applicazione terapeutica, vanno visti anche le controindicazioni esistenti che questa pianta possiede. Il suo utilizzo viene sconsigliato ai soggetti in cura con farmaci ipoglicemizzanti, in pazienti con ulcera duodenale, gastrite nei quali a causa della presenza di sostanze amaricanti la secrezione gastrica aumenta con conseguente diminuzione del pH gastrico, aumento della gastrolesività. Alla luce delle dimostrate attività antiaritmiche l’artiglio del diavolo viene sconsigliato anche ai pazienti in trattamento con farmaci aritmici, nonché in quelli che utilizzano anticoagulanti per il quale è stata riscontrata una potenziale interazione con possibile incremento del rischio di sanguinamento.
Infine a causa del suo effetto ossitocico, stimola e rinforza le contrazioni uterine ed anticipa il parto, confermato anche da studi in vitro effettuati su animali, è sconsigliato il suo utilizzo in gravidanza.

ARTIGLIO DEL DIAVOLO: curiosità in cucina e ricette

In caso di indigestione o perdita di appetito si può utilizzare l’artiglio del diavolo in infuso:

Infuso di artiglio del diavolo
Ingredienti: 2 cucchiaini di radice macinata di artiglio del diavolo, 500 ml. di acqua bollente
Preparazione: mettere due cucchiaini di radice macinata in 500 ml. di acqua bollente, far riposare per un paio di ore. Filtrare e bere.
l’infuso, preparato mettendo due cucchiaini di radice macinata in 500 ml di acqua bollente, facendo riposare il tutto per qualche ora e filtrandolo prima dell’utilizzo.

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